« Un continuo turbamento senza immagini e senza parole batte alle mie tempie e mi oscura »

diciamo addio a questa città
fino al giorno della pioggia
del peso della vittoria
e ridipingeremo questa strada
col colore delle nostre sconfitte
chiuse per sempre

la città appariva deserta, ma viva per un segreto cardiopulsare
il vuoto circostante
ferito dagli echi dei giganteschi fragori di gioia del centro
atterrava sul sordo asfalto come una pioggia di piombo

nel rigido tremore del suo pallido natale randagio-masticava preghiere come un bambino ispirato-mostrando a tutti com’erano bianchi i suoi denti argentati
posava piano le sue parole-come fossero petali in prestito da sua madre-ora fotografia-i suoi occhi -come estensioni azzurre di lacrime irrorate dal freddo-si bruciavano-come una qualsiasi tossica preghiera-abbandonata irosa
La mia patria
è come la mia intelligenza:
esiste, ma non la conosco.
Ho voluto
il vuoto.
Ho fatto
il vuoto.
Sono solo
e ho freddo
e gli altri nudi
ridono forte
mentre io striscio
verso un fuoco che non mi scalda.
Guardo avvilito
questo deserto
di grattacieli
e attonito
vedo sfilare
milioni di esseri di vetro.
da brandelli di fiato corto del perso in voluttà Riccardo Mannerini (eroina)

comete in ebollizione sopra le nostre teste fluorescenti
le nostre
radici madide sprofondano nel cemento liquido di anestetici supermarket
gommose sfilate bestemmiatrici si ergono sulle strade sfregiate dai morsi dei clochard
mentre si sfilacciano le palpebre
Nelle cattedrali del buon natale