« Un continuo turbamento senza immagini e senza parole batte alle mie tempie e mi oscura »
Jiddu Krishnamurti
” La contentezza non è mai il risultato della soddisfazione, del conseguimento, o del possesso delle cose.
Il movimento creativo del reale, è spiegherà più avanti il Maestro, nient’altro che l’amore. La compassione. Nulla di più lontano dal significato banale che attribuiamo solitamente a questi due termini.
La contentezza giunge con la pienezza di “ciò che è”, non nel mutamento di questo. Ciò che è pieno,non ha bisogno di mutamento, di cambiamento.
E’ l’incompleto che in cerca di farsi completo che prova l’agitazione della scontentezza e del cambiamento.
La mente è come una macchina che lavora giorno e notte, facendo baccano, eternamente attiva, addormentata o sveglia che sia. E’ veloce e incessante come il mare.
Un’altra parte di questo e intricato meccanismo cerca di controllare l’intero movimento e, in tal modo, comincia il conflitto tra desideri, stimoli contrapposti.
Ma: c’è attenzione, quando la mente è occupata ?
E’ solo la mente non occupata che può fare attenzione. E’ solo quando colui che sperimenta si è acquietato che la mente è calma. E allora c’è il movimento creativo del reale. “