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Utente: gaetanobresci
Nome: folla elefante
Il sistema economico fondato sull'isolamento è una produzione circolare dell'isolamento. L'isolamento fonda la tecnica, e il processo tecnico isola a sua volta. Dall'automobile alla televisione, tutti i beni selezionati dal sistema spettacolare sono anche le sue armi per il rafforzamento costante delle condizioni d'isolamento delle "folle solitarie". Lo spettacolo ritrova sempre più concretamente i propri presupposti. guy debord

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giovedì, 24 settembre 2009

L'ABISSO

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Tolstoj, da La confessione

 

Allora soltanto mi chiedo quel che prima non mi veniva neppure in testa: io mi chiedo: dove e su che cosa sono sdraiato? Comincio a guardarmi intorno e innanzitutto guardo in basso là dove penzola il mio corpo e dove sento che sto per cadere. Guardo in basso e non credo ai miei occhi. Mi trovo ad un'altezza che non è neppure paragonabile a quella di una torre altissima o di una montagna, mi trovo ad una altezza tale, che mai avrei saputo immaginare.
Non riesco a capire se vedo o no qualcosa là in fondo, in quel precipizio senza fondo sul quale sono sospeso e che mi attrae. Il cuore mi si stringe e sono atterrito. Guardare là è terribile. Sento che se guarderò là, scivolerò dalle ultime cinghie e perirò. Io non guardo, ma non guardare è ancora peggio, perché allora penso a quel che mi accadrà quando sarò scivolato via dall'ultima cinghia. E penso che per il terrore sto perdendo l'ultimo sostegno e lentamente scivolo sul dorso sempre più in basso. Ancora un istante e mi staccherò. E allora mi viene da pensare: non è possibile che questo sia vero. È un sogno. Svègliati. Tento di svegliarmi, ma non ci riesco. Che fare? che fare? mi domando, e guardo verso l'alto. Anche là in alto c'è un altro abisso. Io guardo in quell'abisso del cielo e mi sforzo di dimenticare l'abisso che è in basso ed effettivamente ci riesco. L'infinito in basso mi respinge e mi atterrisce. L'infinito in alto mi attrae e mi dà forza. Io sto sospeso sopra l'abisso, sulle ultime cinghie che non mi sono ancora scivolate via. So di stare sospeso, ma guardo soltanto in alto e il mio terrore sparisce. Come accade in sogno una voce dice: "Stai attento, è questo!" e io guardo sempre più lontano in alto nell'infinito e sento che mi sto calmando, ricordo tutto ciò che è accaduto, e ripenso a come è accaduto: come ho messo i piedi, come sono rimasto penzoloni, come mi sono atterrito e come mi sono salvato dal terrore guardando in alto. E mi vado chiedendo: be', e ora? non sono forse ugualmente penzoloni? E io non tanto mi guardo attorno, quanto, con tutto il mio corpo, sento il punto di appoggio sul quale mi reggo e vedo che non penzolo più e che non cado, ma mi reggo saldamente. Mi chiedo come mi reggo, mi palpo, mi guardo intorno e vedo che sotto di me, proprio a metà del mio corpo, c'è una sola cinghia e che quando guardo in alto poggio su di essa nell'equilibrio più stabile e mi accorgo che anche prima essa sola mi reggeva. Ed ecco che, come accade in sogno, questo meccanismo, per mezzo del quale mi reggo, mi appare molto naturale, comprensibile e sicuro, nonostante che in realtà tale meccanismo non abbia nessun senso. In sogno io persino mi meraviglio di non averlo capito prima. Vien fuori che vicino alla mia testa c'è un palo e la solidità di questo palo non dà adito ad alcun dubbio, nonostante che questo palo sottile non abbia nulla su cui poggiare. E poi dal palo in modo molto ingegnoso e insieme semplice si diparte una corda e se te ne stai su questa corda con il centro del corpo e guardi in alto, non c'è nessun pericolo di cadere. Tutto questo mi era chiaro ed io ero contento e tranquillo. Ed era come se qualcuno mi dicesse: Attento, non dimenticare. E mi svegliai.

Lev Nikolaevič Tolstoj, La confessione, SE

 

postato da: gaetanobresci alle ore 12:29 | link | commenti (1)
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lunedì, 14 settembre 2009

 

 

 

 

postato da: gaetanobresci alle ore 17:44 | link | commenti
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venerdì, 04 settembre 2009

LA GRANDE ARMONIA DIFFUSA SI ESPANDEVA

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Ovunque una divina  pienezza e un misterioso gonfiamento facevano intuire lo sforzo panico e sacro della linfa in azione. Chi era splendido splendeva di più; chi era innamorato amava di più. Traspariva l’inno del fiore e usciva la luce dal rumore. La grande armonia diffusa si espandeva. Ciò che cominciava a spuntare provocava l’inizio di un disfacimento. Un turbamento, che proveniva dal basso e, insieme, dall’alto, agitava confusamente i cuori, corruttibili per la sparsa influenza sotterranea dei germi. Il fiore oscuramente prometteva il suo frutto; ogni vergine fantasticava; la riproduzione degli esseri, premeditata dall’anima immensa dell’ombra, si abbozzava nell’irradiazione delle cose. Dappertutto fidanzamenti. Nozze senza fine. La vita, che è femmina, si accoppiava all’infinito, che è il maschio.

Victor Hugo, I Lavoratori del Mare

postato da: gaetanobresci alle ore 14:08 | link | commenti (3)
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giovedì, 03 settembre 2009

DI DUE PIANETI CHE SI GUARDANO, COME PUO' UNO GIOIRE, E L'ALTRO RATTRISTARSI?

 

 

 

mani sepolte per troppa bellezza

abrase dal ronzio terreo

 

lasciano crescere l’abbraccio

dentro ogni stella esplosa nel nero

 

macchie solari fra le costole astrali

abitano sottili radiazioni di silenzio

 

occhi come ancore stretti alla gola lunare

solcano allo zenit l’incendio aurorale

 

accovacciati su feritoie di tenebra

lasciano crescere il vagito abissale

 

stregati dai tentacoli del tempo

in un punto all’infinito oltre la luce

 

postato da: gaetanobresci alle ore 17:37 | link | commenti
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